Chi lavora con partita IVA, da libero professionista o da imprenditore individuale, sente spesso dire che ottenere un prestito personale sia più complicato rispetto a un dipendente. In parte è vero: cambia il modo in cui viene valutata la richiesta. Ma "più complicato" non significa "impossibile".
Perché per gli autonomi il percorso è diverso
La cessione del quinto, ad esempio, richiede uno stipendio da lavoro dipendente o una pensione, perché la rata viene trattenuta direttamente da chi eroga quel reddito (datore di lavoro o ente previdenziale). Chi ha partita IVA non ha questo meccanismo a disposizione: non esiste un "datore di lavoro" che trattiene la rata alla fonte.
Per questo, la strada più comune per chi è autonomo è il prestito personale, valutato però con criteri diversi rispetto a chi ha un contratto da dipendente.
Cosa viene valutato davvero
Al posto della busta paga, l'istituto guarda un insieme di elementi che raccontano la solidità dell'attività:
- La dichiarazione dei redditi degli ultimi anni (modello Redditi PF), per capire il reddito effettivo dichiarato.
- L'anzianità dell'attività: da quanto tempo la partita IVA è aperta e opera con continuità.
- La visura camerale, se è presente una ditta individuale o una società.
- Gli estratti conto più recenti, per valutare la movimentazione e la regolarità dei flussi.
Un aspetto da tenere presente
Come si svolge una valutazione con un consulente
Il modo più semplice per capire se e come procedere è portare la propria situazione a chi conosce i prodotti disponibili sul mercato: si valutano insieme redditi dichiarati, anzianità e documentazione, e si individua la soluzione più adatta — oppure si spiega onestamente se al momento non ci sono le condizioni.
Preparare in anticipo dichiarazione dei redditi, visura camerale (se presente) ed estratti conto degli ultimi mesi velocizza molto la prima valutazione.